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luned 12 novembre 2018

Jeff Bridges

Jeff Bridges a colori

Nome: Jeffrey Leon Bridges
68 anni, 4 Dicembre 1949 (Sagittario), Los Angeles (California - USA)
occhiello
La gente ormai ha dimenticato che il cervello l'organo erogeno pi esteso Parla per te amico
dal film Il grande Lebowski (1997) Jeff Bridges Jeff "Drugo" Lebowski
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Jeff Bridges
Golden Globes 2017
Nomination miglior attore non protagonista per il film Hell Or High Water di David Mackenzie

London Critics 2017
Nomination miglior attore non protagonista per il film Hell Or High Water di David Mackenzie

Premio Oscar 2017
Nomination miglior attore non protagonista per il film Hell Or High Water di David Mackenzie

BAFTA 2017
Nomination miglior attore non protagonista per il film Hell Or High Water di David Mackenzie

Premio Oscar 2011
Nomination miglior attore per il film Il grinta di Ethan Coen, Joel Coen

BAFTA 2011
Nomination miglior attore per il film Il grinta di Ethan Coen, Joel Coen

Golden Globes 2010
Nomination miglior attore in un film drammatico per il film Crazy Heart di Scott Cooper

Golden Globes 2010
Premio miglior attore in un film drammatico per il film Crazy Heart di Scott Cooper

BAFTA 2010
Nomination miglior attore per il film Crazy Heart di Scott Cooper

Premio Oscar 2010
Nomination miglior attore per il film Crazy Heart di Scott Cooper

Premio Oscar 2010
Premio miglior attore per il film Crazy Heart di Scott Cooper

Emmy Awards 2010
Nomination miglior attore miniserie o film tv per il film A Dog Year di George LaVoo

Golden Globes 2001
Nomination miglior attore non protagonista per il film The Contender di Rod Lurie

Premio Oscar 2000
Nomination miglior attore non protagonista per il film The Contender di Rod Lurie

Golden Globes 1992
Nomination miglior attore per il film La leggenda del re Pescatore di Terry Gilliam

Golden Globes 1985
Nomination miglior attore per il film Starman di John Carpenter

Premio Oscar 1984
Nomination miglior attore per il film Starman di John Carpenter

Premio Oscar 1974
Nomination miglior attore non protagonista per il film Una calibro 20 per lo specialista di Michael Cimino

Premio Oscar 1971
Nomination miglior attore non protagonista per il film L'ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich



I fratelli Coen riportano in auge il genere con Il Grinta.

C'era una volta il western

marted 15 febbraio 2011 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

C'era una volta il western Questa s che una bella coincidenza. Che a poco meno di una settimana dalla mobilitazione "Se non ora, quando?" che ha visto un milione di donne (e uomini) scendere in pi di 200 piazze italiane e qualche capitale straniera per chiedere rispetto esca Il grinta, una storia di onore e coraggio al femminile. Protagonista del film infatti una ragazzina di quattordici anni che sfida tutto e tutti per vendicare la morte del padre mettendosi sulle tracce dell'uomo che lo ha assassinato per darlo in mano alla legge. il far west secondo i fratelli Coen. Uno spazio immenso, polveroso, selvaggio e per questo ostile in cui da una parte uomini (e donne) morivano per mano di codardi e dall'altra si sostenevano e difendevano, talvolta fino alla morte, in nome dell'onore. Il grinta , si diceva, una storia di coraggio al femminile, ma al fianco di questa giovanissima Lady Vendetta motivata dalle sacre scritture cavalcano due anomali giustizieri con i quali la ragazza instaurer un rapporto di stima reciproca e amicizia, di quelle che durano tutta la vita. Non il primo western della recente storia del cinema, gi nel 2007 James Mangold aveva rimesso sui binari Quel treno per Yuma e l'anno successivo Ed Harris aveva presentato a Roma Appaloosa, entrambi degni di nota. Una menzione speciale inoltre lo merita l'australiano La proposta di John Hillcoat. Tuttavia l'ottimo risultato ai botteghini di Il grinta ha superato persino Non un paese per vecchi le buonissime recensioni e le dieci nomination all'Oscar tra le quali miglior film, miglior regia, miglior attore e miglior attrice sembrano indicare una apertura al genere che potrebbe portare a un vero e proprio revival del western. D'altronde da un po' che lo si attende.

Uomini e donne ai tempi del far west
"Tu non sei meno bravo di loro per come spari, quanto sei veloce o quanto sei forte. Il tuo problema che hai dei sentimenti". il cowboy Virgin Cole (Ed Harris) che parla rivolgendosi al pi giovane Everett Hitch (Viggo Mortensen) nel western che Harris port alla luce del proiettore nel 2008 ispirandosi al romanzo omonimo di Robert B. Parker. Appaloosa racconta la storia di Cole e Hitch, due eroi del far west ingaggiati dalla piccola cittadina del New Mexico per difenderla dal ranchero Randall Bragg, colpevole dell'assassinio dello sceriffo locale e di aver portato il caos (e la morte) ad Appaloosa. Se nel film dei Coen una ragazzina di quattordici anni a dividersi le angherie e, in seguito, la stima e l'affetto dei due cowboy di Jeff Bridges e Matt Damon, nel western firmato Harris una donna indipendente e determinata, l'Allison French di Rene Zellweger, a contendersi le attenzioni dei due uomini.

Uomini ammirabili, nel bene e nel male
In Quel treno per Yuma c' un momento in cui non si sa da quale parte stare. quando, sul finale, il villain di Russell Crowe si lascia prendere dall'eroe zoppo di Christian Bale, il miglior tiratore della citt, perch questi possa fare colpo sul figlio che lo considera un inetto. "In generale i western raccontano sempre la stessa storia, o comunque hanno tutti degli elementi in comune; un paese che si sta aprendo al progresso, la costruzione di una ferrovia che avrebbe cambiato per sempre il profilo degli Stati Uniti. Pochi western hanno una storia o una prospettiva originali. Quello che mi affascina veramente, ed il motivo che mi ha spinto a fare questo film" ha dichiarato Crowe, "sono gli esseri umani per quanto contorti, strani, onorevoli possano essere ed essere insieme tutte queste cose. Mi interessa quello che c' nel cuore delle persone". In fondo al cuore che Ramon deve sparare.

Presentato al Festival Il grinta, uno tra i film pi attesi.

I fratelli Coen inaugurano la Berlinale 2011

venerd 11 febbraio 2011 - Giovanni Bogani cinemanews

I fratelli Coen inaugurano la Berlinale 2011 A scaldare Berlino, grigia come da copione in questi giorni, il film d'apertura della Berlinale, True Grit dei fratelli Coen. Ovvero Il Grinta. E si pensa subito a quel film del 1969: un John Wayne al tramonto, che per vince l'unico Oscar della sua carriera. E intanto, il mito del West si stava dissolvendo. La leggenda della frontiera quella edificata da John Ford, Howard Hawks e da tutti gli altri si stava spezzando, le certezze si dissolvevano. Erano pronti Peckinpah, Altman e i soldati blu. Qualche giornale ha titolato I Coen rendono omaggio a John Ford. Ma loro, a Berlino, stupiscono tutti: No, quel film lo avevamo visto molti anni fa, ma non lo abbiamo nemmeno rivisto, preparandoci per il film, confessano.

Eppure, c' tanto western classico nel film dei Coen. Vendette, criminali di mezza tacca, sceriffi, cacciatori di taglie, fuggitivi. Ma c' anche lo spiazzamento geniale, la capacit di uscire dagli schemi che i Coen hanno, e che diventato il loro marchio di fabbrica. E la riflessione sul destino, che sembra sempre prendersi gioco dei personaggi: un Dio beffardo, che non mai come te lo aspetti. Jeff Bridges e Matt Damon in grande forma danno volto al film: ma la quattordicenne Hailee Steinfeld rischia di rubar loro la scena.

Nel momento in cui arriva a Berlino, Il Grinta gi il film pi visto dei fratelli Coen. E le dieci nomination all'Oscar fanno scintillare ancora pi questa prima giornata della Berlinale. Nella quale arrivano Jeff Bridges e Josh Brolin, ad accompagnare Joel ed Ethan Coen. E, con loro, la rivelazione Hailee Steinfeld.

Per voi, questo un ritorno a Berlino con Jeff Bridges dopo Il grande Lebowski. Che sensazioni avete?
Beh, quella volta non c'era Jeff. Il grande Lebowski ha avuto pi successo in Europa che in America. Speriamo che anche questo....

Questo gi diventato il vostro maggior successo. A cosa credete sia dovuto?
Interviene Jeff Bridges: Beh, facile: i Coen sono dei maestri, e adesso dopo che i festival europei hanno fatto molto per farli conoscere se ne accorto anche il grande pubblico.

I dialoghi a volte sono molto difficili, pieni di risonanze anche misteriose, di riferimenti biblici. Come stato affrontarlo?
Risponde ancora Bridges: Non stato semplice, lo confesso. Neanche per me era facile capire che cosa volessero dire, in certi casi. Magari ci vorrebbero dei sottotitoli anche per la versione in inglese!.

Avete rivisto Il Grinta con John Wayne, per girare il vostro film?
No. Il film con Wayne era un ricordo lontano, qualcosa visto da ragazzini. Ma la vera fonte di ispirazione stata per noi il romanzo. I temi che trattava ci hanno appassionato. L'idea di farne un film nata dal libro.

C' spazio anche per la adolescente Hailee, rivelazione assoluta del film.

Come stato per lei trovarsi sul set del film?
Non ero sola: c'era sempre mia madre, e c'era la mia insegnante. All'inizio avevo un po' di paura. Ma Jeff, Josh e Matt sono stati una guida, e un sostegno continuo.... Interviene ancora Jeff Bridges: Ogni volta che ci scappava una parolaccia sul set, lei ci multava. Credo che alla fine ci abbia guadagnato parecchio!, ride. Hailee non si stupiva mai di niente, aggiunge Ethan Coen. Le dicevamo: adesso dovrai cadere in un crepaccio di venti metri, e lei: ok....

John Wayne, per molti nel mondo, un'icona del cinema classico, ma anche dell'uomo forte. Le sue idee politiche sono note. Difficile pensare di accostarlo ai fratelli Coen. Viene naturale chieder loro come si siano rapportati alla sua figura.

Che importanza ha ed aveva, per voi, John Wayne?
Era un attore fantastico, ma non credo che oggi la sua influenza sulle nuove generazioni sia cos grande, dice Joel Coen. Mio figlio ha sedici anni e non sa neanche chi fosse. stato grandissimo, ma non ha lasciato un segno fuori dal mondo del cinema. Entra nel discorso Josh Brolin: Io l'ho conosciuto: le sue idee politiche erano straordinarie, wow!, e ride. No, scherzavo. un pezzo di storia americana, come Ronald Reagan. Rappresenta un sistema di valori che molti americani hanno avuto.

Il film di Kosinski parla di tecnologia e non la usa per stupire.

Un Tron meno avveniristico e pi umanistico

luned 27 dicembre 2010 - Gabriele Niola cinemanews

Un Tron meno avveniristico e pi umanistico
Non pi l'era della tecnologia impressionante
Nel 1982 l'Academy, ovvero il comitato che gestisce la cerimonia e la premiazione degli Oscar, aveva rifiutato la partecipazione di Tron, l'uso massiccio della grafica computerizzata era considerato un trucco, come se avessero barato. Oggi l'idea che sta dietro quel modo di girare (personaggi reali in ambienti irreali, realizzati in computer grafica) la regola anche quando si girano scene in luoghi esistenti. Il fondale non pi solo dipinto su tela ma anche su computer.
Tron: Legacy arriva con l'ovvio peso sulle spalle di essere, se non premonitore come il precedente, almeno all'avanguardia sui suoi tempi, che poi sono quelli di Avatar. Cos il film diretto dall'esordiente Joseph Kosinski incorpora molte delle tecniche inventate e sperimentate da James Cameron, al pari delle tecnologie messe a punto per Il curioso caso di Benjamin Button, e fa anche un passo in pi: riuscire a girare vedendo in tempo reale come sar l'inquadratura finale con tutta l'aggiunta di effetti speciali.
Da questo punto di vista il film si divide rigidamente in due parti. La prima, debitrice del film originale e molto attenta a riprendere e portare avanti i suoi temi da vero sequel, e la seconda, diversa, autonoma, inventiva e foriera di un punto di vista sulla dialettica tecnologia/uomo che frutto del diverso rapporto che oggi la societ ha con la tecnologia. Non pi fenomeno ma fatto quotidiano che ha cambiato il rapporto che abbiamo con la comunicazione umana.

Girare in computer grafica
Il mondo della produzione in 3D in continua evoluzione e porta avanti le tecniche di ripresa di film in film, contagiando una produzione con l'altra (Spielberg gira Tin tin come Cameron ha fatto Avatar, Michael Bay far Transformers 3 basandosi sulle idee sviluppate in Tron: Legacy) come non succedeva dall'epoca dell'ingresso del sonoro o dei primi esperimenti con le pellicole a colori. Se per il pubblico la terza dimensione diventer simile a queste due rivoluzioni non dato saperlo, di certo il modo in cui la sua tecnologia sta entrando nella macchina produttiva quasi identica.
Il team Digital Domain, incaricato di portare a buon fine le mille piccole minuzie digitali di Tron: Legacy, si molto concetrato sul workflow, cio sul procedimento e l'organizzazione del lavoro. Lo scopo era di riuscire a girare le scene sul set (mezzo reale e mezzo virtuale) avendo quanto pi possibile idea del risultato finale. Un santo graal, questo della previsualizzazione, inseguito da anni e sempre pi vicino.
Stavolta il passo avanti determinante stato nella possibilit di vedere subito come sarebbe stata la stereoscopia della scena. Solitamente infatti quando si gira in 3D non si vede subito la profondit e i tanti piccoli difetti di prospettiva si aggiustano in postproduzione, mentre il regista Joseph Kosinski riuscito ad ottenere di avere un'affidabile previsualizzazione stereoscopica della profondit che ogni scena avrebbe avuto proprio mentre la girava.

Il buon vecchio (giovane) Jeff
CLU il software programmato da Kevin Flynn, un personaggio interpretato da Jeff Bridges nel 1982 che, come tutti i software del mondo di Tron, ha le fattezze del suo creativo. Venticinque anni dopo Flynn invecchiato e il programma ovviamente no. Per raggiungere quest'effetto stato necessario ricorrere alla tecnica messa a punto per l'invecchiamento (e ringiovanimento) di Brad Pitt in Il curioso caso di Benjamin Button.
Un attore recita e poi il suo volto viene sostituito con il risultato di un'elaborazione grafica della testa di Jeff Bridges pi i suoi veri movimenti facciali. Bridges infatti ha recitato le parti di CLU davanti a una serie di telecamere speciali che lo riprendevano da tutte le angolature (in modo da poter poi utilizzare quelle espressioni in qualsiasi tipo di inquadratura) e con dei sensori sul viso. I due sistemi combinati catturano i movimenti di testa, volto e muscoli facciali, li tramutano in informazioni e poi li attribuiscono al volto di sintesi che viene creato per l'occasione. Questo volto di sintesi, che era una versione vecchia di Brad Pitt nel film di David Fincher un Bridges pi giovane in questo caso.
Il risultato, contrariamente alle aspettative non stato dei migliori. Il punto pi deludente di tutto Tron: Legacy infatti come CLU suoni fasullo. I creatori del film si sono giustificati da una parte dicendo " un programma quindi deve sembrare finto", dall'altra ammettendo che "Spesso si nota che un personaggio fittizio", ma un dato di fatto che il ringiovanimento di Jeff Bridges stato un fallimento.

Dov' Tron??
Nonostante la grande attenzione nel ricreare molti dei luoghi, dei personaggi e dei momenti topici del vecchio Tron, il film del 2010 ha uno scarto nell'elemento apparentemente centrale, ovvero il personaggio del titolo. Nel nuovo Tron infatti manca Tron. O meglio, il programma realizzato da Alan che nel primo film salvava il mondo digitale rispedendo Flynn nella realt presente, ma con un ruolo talmente marginale da risultare quasi fastidiosamente inserito a forza. In pi non si leva mai il casco dunque non lo vediamo mai in faccia. Il motivo semplice: come per CLU, sarebbe stato necessario elaborare una versione ringiovanita anche dell'attore Bruce Boxleitner (che era Tron nel primo film e qui interpreta solo Alan), spesa ed impresa che evidentemente non c' stato l'interesse di fare.
Il risultato che in questo strano film milionario in cui alcune cose non funzionano, altre clamorosamente mancano, altre ancora sono straordinarie (una fusione tra musica, suoni elettronici, terza dimensione e design visuale come raramente si vedono in opere non sperimentali) e alcune attingono all'immaginario di altri film, a trionfare una visione incredibilmente poco scientifica di un ambiente scientifico come quello dei computer. In Tron: Legacy paradossalmente gli effetti computerizzati non contano quanto nel primo, perch i computer non sono pi un mondo sconosciuto da portare al grande pubblico come "nuova meraviglia", ma qualcosa con cui c' contatto quotidiano, che abbiamo imparato a conoscere ed usare non solo per fare calcoli ma anche per fare meglio ci che gi facevamo prima. Comunicare.

   

L'attore stato nominato quattro volte all'Oscar.

Jeff Bridges compie sessant'anni

venerd 4 dicembre 2009 - Gianmarco Mariotti cinemanews

Jeff Bridges compie sessant'anni 59 anni e 8 mesi fa faceva il suo esordio sul grande schermo il 'piccolo Lebowski' di quattro mesi, Jeff Bridges, con la pellicola N.N. vigilata speciale (presentato al pubblico nel 1951).
Da quel momento molti fra i pi grandi registi del momento hanno l'opportunit di ampliare il parco delle loro possibilit: aggiungendo innumerevoli sfumature psicologiche ai loro personaggi, potenziando, con ironia e chiarezza espressiva, qualsivoglia coheniana indagine sociale, aggiungendo solidit di un fulgore quasi iconico al comandante della nave del loro nuovo colossal o schizzando di una coloratissima vernice allucinante e ammaliante le scenografie dei mondi mentali di un'Alice un po' particolare e problematica.
La scaltrezza dei registi statunitensi rinomata, come avrebbero potuto ignorare il talento di Jeff Bridges? Impossibile. E infatti all'appello hanno risposto in massa: da Cimino a Coppola, dai Coen, che lo hanno relegato nelle terre imperiture del cinema con la parte del Grande Lebowski, a Gilliam, passando per Carpenter e giungendo infine a Grant Heslov, con il recente L'uomo che fissa le capre (2009).

7 Sconosciuti a El Royale

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,98)
Un film di Drew Goddard. Con Jeff Bridges, Cynthia Erivo, Dakota Johnson, Jon Hamm, Cailee Spaeny.
continua»

Genere Thriller, - USA 2018. Uscita 25/10/2018.

Fire Squad - Incubo di fuoco

* * * - -
(mymonetro: 3,25)
Un film di Joseph Kosinski. Con Josh Brolin, Miles Teller, Jeff Bridges, James Badge Dale, Taylor Kitsch.
continua»

Genere Biografico, - USA 2017. Uscita 22/08/2018.

Kingsman - Il cerchio d'oro

* * * - -
(mymonetro: 3,17)
Un film di Matthew Vaughn. Con Colin Firth, Julianne Moore, Taron Egerton, Mark Strong, Halle Berry.
continua»

Genere Azione, - USA 2017. Uscita 20/09/2017.

I cancelli del cielo

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,94)
Un film di Michael Cimino. Con Christopher Walken, Isabelle Huppert, Kris Kristofferson, Terry O'Quinn, Jeff Bridges.
continua»

Genere Western, - USA 1980. Uscita 25/08/2016.

Il piccolo principe

* * * - -
(mymonetro: 3,46)
Un film di Mark Osborne. Con Riley Osborne, Jacquie Barnbrook, Paola Cortellesi, Stefano Accorsi, Micaela Ramazzotti.
continua»

Genere Animazione, - Francia 2015. Uscita 01/01/2016.
Filmografia di Jeff Bridges »

gioved 18 ottobre 2018 - I film e gli eventi del giorno nel daily ufficiale della Festa del Cinema di Roma curato da MYmovies.it.

Il futuro senza via d'uscita? Oggi il giorno de Il vizio della speranza

a cura della redazione cinemanews

Il futuro  senza via d'uscita? Oggi  il giorno de Il vizio della speranza La 13esima edizione della Festa del Cinema di Roma iniziata ieri, con il film d'apertura 7 sconosciuti a El Royale di Drew Goddard, un thriller interpretato da un super cast (Dakota Johnson, Jeff Bridges, Jon Hamm e Chris Hemsworth) che racconta la storia di sette estranei, ognuno con un passato da seppellire, che si incontrano in un fatiscente hotel a Lake Tahoe sul confine tra California e Nevada. Nel corso di una notte, ognuno di loro avr un'ultima possibilit per redimersi, prima che vada tutto in malora.

Oggi in Concorso verranno presentati molti film importanti, a cominciare dall'italiano Il vizio della speranza di Edoardo De Angelis, storia di una donna in cerca di un futuro. Dall'America arrivano invece due titoli molto attesi, Il mistero della casa del tempo di Eli Roth e Halloween di David Gordon Green. Attesi sul red carpet i protagonisti di questi film, su tutti Cate Blanchett che sar al centro anche di un Incontro ravvicinato.
SCARICA IL DAILY DELLE GIORNATE DEL 18 E IL 19 OTTOBRE

   

venerd 5 ottobre 2018 - La 13esima edizione apre il 18 ottobre con 7 sconosciuti a El Royale di Drew Goddard. In concorso l'italiano Il vizio della speranza.

Festa del Cinema di Roma: donne, memoria e cinema del reale

Paola Casella cinemanews

Festa del Cinema di Roma: donne, memoria e cinema del reale "Le parole chiave, per questa 13esima edizione della Festa del cinema di Roma, sono tre: donne, memoria e cinema del reale", afferma Antonio Monda, direttore artistico, al primo anno del suo secondo mandato, della kermesse capitolina. Le donne sono numerose: 12 le registe in programma, molte le star premiate e molti i nomi femminili alla guida della Festa, da Laura Delli Colli, Vice Presidente della Fondazione Cinema per Roma, a Francesca Via, Direttore Generale della Fondazione, fino all'ufficio stampa Cristiana Caimmi. Alla memoria del passato italiano, anche quello pi drammatico, sono dedicati molti film e numerosi omaggi, e i documentari sono presenti in tutte le sezioni perch, afferma Monda, "non c' differenza fra fiction e cinema di realt quando la qualit alta", e spazieranno dalla politica - primo fra tutti Fahrenheit 11/9 di Michael Moore (in concorso), che porr la domanda: "Come possibile che nel mondo sia arrivata una presidenza Trump?" - alla musica. Monda raccomanda anche di tenere d'occhio il doc Three Identical Strangers di Tim Wardle (sempre in concorso), probabile vincitore ai prossimi premi Oscar.
Il budget per questa edizione "meno di tre milioni e mezzo", afferma Delli Colli, e le star saranno numerose: da Cate Blanchett, protagonista di Il mistero della casa del tempo di Eli Roth (in concorso) a Steve Coogan e John C. Reilly, gli Stanlio e Ollio del film dedicato alla celebre coppia comica; da Martin Scorsese, che racconter al pubblico della Festa i suoi film italiani preferiti, uno dei quali Il posto di Ermanno Olmi, e ricever il Premio alla carriera da Paolo Taviani, ad Alice e Alba Rohrwacher, che converseranno per la prima volta insieme in pubblico (e Alice affiancher anche Scorsese in una sua conversazione); da Sigourney Weaver, protagonista di un incontro pubblico, a Isabelle Huppert, anche lei Premio alla carriera.

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